Il tartufo è un corpo fruttifero di funghi appartenenti al genere Tuber, che compie il proprio intero ciclo vitale sotto terra. Ha uno sviuppo molto delicato e deve obbligatoriamente vivere in simbiosi con piante arboree per produrre il prezioso sporocarpo, pertanto rappresenta un indicatore degli equilibri ecosistemici.

È formato da una parete esterna, il peridio, che può essere liscia o sculturata e di colore variabile dal chiaro allo scuro.
La massa interna, detta gleba, di colore variabile dal bianco al nero, dal rosa al marrone è percorsa da venature più o meno ampie e ramificate che delimitano degli alveoli in cui sono immerse delle grosse cellule (gli aschi) contenenti le spore.

 Le caratteristiche morfologiche del peridio, della gleba, degli aschi e delle spore, sommati alla dimensione ed alle caratteristiche organolettiche permettono l’identificazione delle specie di tartufo.

Composizione

Difficilmente c’è un modo per pagare l’acqua così cara come quando si compra un tartufo: esso ne contiene generalmente oltre l’80%, il suo vero valore è l’aroma che in grado di sprigionare. In tabella, la composizione percentuale sul fresco di un Tuber magnatum Pico (il pregiatissimo Tartufo bianco d’Alba) e di un Tuber melanosporum Vittad. (nero) [da Coli R., Maurizi Coli A., Granetti B., Damiani P.].

Negli elementi minerali di entrambi prevale il potassio, seguito da calcio, sodio, magnesio, ferro, zinco e rame. Il valore del tartufo bianco non sta quindi nel suo apporto alimentare, ma nell’impossibilità di coltivazione, è infatti un fungo spontaneo, e nella sua enorme capacità di produrre piacere nel fruitore. A questa caratteristica va attribuita la grande differenza di quotazione di mercato esistente tra specie la cui composizione chimica poco si discosta.

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