Ha pasta molle, inconfondibile cremosità ed è buona sia fresca che in breve stagionatura: è la Robiola di Roccaverano, formaggio piemontese che si è fatto conoscere in tutta Italia e all’estero e che celebra nel 2019 le quattro decadi di DOP.

Oggi se ne producono tra le 400 e 420 mila forme l’anno. Il Consorzio che la tutela è costituito da piccoli produttori distribuiti in un territorio che si snoda tra le province di Asti e Alessandria: 10 comuni nell’Astigiano e 9 nell’Alessandrino, nell’area collinare della Langa di Roccaverano (Asti), in Val Bormida e Val Erro, come prevede il disciplinare di produzione.
La Robiola di Roccaverano è un Presidio Slow Food: il Presidio tutela alcuni piccoli produttori e valorizza la robiola di Roccaverano classica, ovvero quella prodotta esclusivamente con latte crudo di capra.

Questa nostra eccellenza agroalimentare, la Robiola di Roccaverano, si distingue per il territorio di produzione: Langa astigiana e Monferrato Acquese – sottolinea l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero -. Si cerca di coniugare turismo, enogastronomia e prodotti di qualità. Il successo di questo prodotto – prosegue Ferrero – è nel coraggio di un disciplinare tra i più rigidi nei Dop a livello nazionale, dove razze animali, pascolo, alimentazione sono stati selezionati in modo estremamente specifico. Quando si crede nella qualità del prodotto non si dice solo a parole ma si traduce in elementi concreti”.